13.11.14

Goethe: tra Natura e Metempsicosi


Johann Wolfgang von Goethe è uno dei personaggi più rappresentativi nel panorama culturale europeo ed indubbiamente viene considerato il padre stesso dell'intera letteratura tedesca. In questo articolo ci focalizzeremo sul credo dello scrittore del Werther dato che il rapporto di Goethe con la religione è un argomento molto complesso. 


Alcuni lo considerano un cristiano, mentre altri semplicemente un ateo. Dove sta la verità? Qual è il significato della vita per Goethe? Condivide forse l’ideologia cristiana del mondo come un’istituzione morale per gli uomini che giunti alla fine del loro percorso otterranno la beatitudine eterna o la dannazione? O possiamo ricavare dai sui testi una differente concezione della vita? Come risponderebbe alla domanda posta al Faust da Margherita: “Dimmi, ecco: come stai tu a religione?” 

Il diplomatico Kestner afferma che Goethe non va a messa e prega raramente e Barnhagen lo considera il miglior amico di Gesù. Della religione cristiana il nostro scrittore tedesco ha molto rispetto, ma non nella forma presentata dai teologi. Lungo il corso della sua vita si è occupato intensamente non solo della religione cristiana (cattolicesimo e del protestantesimo), ma anche dell'islam e di altre religioni asiatiche. Nonostante ciò alla fine della sua vita “non ha trovato nessuna fede che lo  convinceva al punto da poter aderirne”.  
Era dunque un ateo? No. Egli era una persona profondamente religiosa,  ma il suo credo aveva poco a che fare con la religione protestante, cattolica o islamica. Ciò che invece è certo è che fin da giovane Goethe cercò la vera religione nella natura, una fede individualistica. Si convinse molto presto di poter vedere Dio nella Natura, considerandoli due concetti equivalenti (passando attraverso il panteismo di Spinoza). 
Possiamo notare tale rapporto Dio-Natura anche nel Giovane Werther dove Goethe scrive: “e dopo un'ora scoprì di aver fatto un disegno ben composto e interessante, senza avervi aggiunto nulla di mio. Ciò ha confermato il mio proposito di attenermi, per l'avvenire, unicamente alla natura. Solo essa è infinitamente ricca, solo essa forma il grande artista.

Attraverso i suoi testi possiamo inoltre dedurre che egli credesse in una vita futura, nella reincarnazione dell’anima umana, come possiamo ben notare in questa lettera epistolare a  Johann Daniel Falk:

"Ich bin gewiss, wie Sie mich hier sehen, schon tausendmal dagewesen und hoffe wohl noch tausendmal wiederzukommen.” (Sono certo di essere già stato qui, ora come mille altre volte prima d'ora, e spero di ritornarvi altre mille)  
Lo scrittore continua a parlare delle vite future affermando che “con l'anima dell'uomo, succede come con l'acqua: viene dal cielo, e al cielo risale, per tornare alla terra, in eterna alternanza” 

Goethe di certo non si spaventa di esporre i propri pensieri ed infatti leggiamo in una poesia all’amica Frau von Stein:
“Dimmi che cosa ci riserva il Destino? Perché ci ha legato così strettamente l’uno all’altra? Ah! tu devi essere stata in tempi lontani o mia sorella o mia moglie.. E di tutto questo non resta che una reminiscenza”

Secondo lo scrittore finché tu non comprenderai che bisogna morire per rinascere, non sarai che un passante su questa buia terra. Quindi Goethe, come i più importanti scrittori mondiali (Lessing, B. Franklin, Walt Whitman) crede fermamente nella vita dopo la morte.

Johann Wolfgang von Goethe (1749 - 1832) schreibt im April 1776 an seinen Freund, den Dichter C.M. Wieland die folgenden Zeilen über Frau Charlotte von Stein:


Ich kann mir die Bedeutsamkeit, die Macht, die diese Frau über mich hat, anders nicht erklären, als durch die Seelenwanderung. Ja, wir waren einst Mann und Weib! Nun wissen wir von uns – verhüllt, im Geisterduft.  Ich habe keine Namen für uns – die Vergangenheit – die Zukunft – das All.