31.12.14

Frozen! Scatti fotografici di una Messina innevata

A differenza degli altri avvenimenti atmosferici, la neve porta con se un sacco di emozioni e ti permette di guardare il mondo con occhi di nuovi "puri".  Nelle lunghe giornate di pioggia il tempo scorre veloce e frastornante quasi a sussurrare al mondo tristezza, mentre la neve porta positività e congela il tempo e tutto ciò che ti ricorda.  


Per la prima volta oggi nevica seriamente nella mia città. Ieri sera iniziava pian piano a scendere e la notte sembrava nitida come un disegno a carboncino.  Così sono andato a letto in una mondo a colori e mi sono svegliato in un altro del tutto diverso. Ho sperato di potermi ritrovare in quell’innevata Foresta Nera tedesca ed osservare alla finestra piccoli fiocchi di neve che imbiancano tutta la città…

E così è stato... 
Non ho voluto neanche  sistemare la  stanza e sono subito uscito di casa ad osservare questa nuova Messina. La prima da cosa in questi casi è lanciare una palla di neve in faccia a qualcuno. Ad un nipote. Ad un amico. Alla mamma.  E’ necessario! Una tappa fondamentale che non deve essere tralasciata. Ed ecco alcune foto scattate della mia città innevata. 
La neve possiede la magia di dare al nostro cuore un brivido di gioia infantile. 
In fondo cos’è la neve? Un po’ di freddo e tanta gioia...

   Nei pressi di casa mia:

        


   Gravitelli:








Viale San Martino:





   Municipio:



   Duomo: 




   On the road:



  


BUON CAPODANNO A TUTTI!!!









28.12.14

Padre Nostro: tutti lo sanno ma nessuno lo comprende!

Purtroppo una delle frasi che molto spesso sento dire su questa preghiera è: “Il Padre Nostro lo so a memoria”. Niente di più sbagliato! Ormai oggi si ripetono a pappagallo queste parole come se fossero una formula magica uscita da qualche puntata di Charmed. 
Conosco gente che pronuncia queste parole in maniera ossessivo-compulsiva. 



Persone che ripetono per dieci-venti volte la preghiera come se aumentando il numero si potenziasse il suo potere. Ma stiamo scherzando?  
Il problema di fondo non si tratta di saperlo ma si tratta di capirlo.
Questo è il legame più profondo tra uomo e Dio presente nella Bibbia. L’unica grande e magnifica preghiera creata da Gesù. Ogni singola parola ha un suo senso e non deve essere sciupato o letto/pronunciato per tradizione…
Ma questa è la realtà! Molte persone ripetono questi versi sbadigliando, con gli occhi fissi nel vuoto o come una sorta di obbligo morale che deve essere fatto senza discussioni. Non è possibile dare un significato completo a questa preghiera poiché è molto profonda e partirò ad analizzare la versione di Matteo e non di Luca (versione sintetizzata)

Padre Nostro che sei nei cieli

La prima parola di questa preghiera ci permette di capire il rapporto che Dio instaura con l’essere umano. Non è quello di un padrone o di un despota, bensì di un Padre. Ogni volta che si iniziano a pronunciare queste parole si instaura un legame profondo con Dio. Il termine Nostro, inoltre, enfatizza l’universalità di questa religione. Non è il Padre mio o il Padre degli appartenenti al cristianesimo. E’ il Padre di ogni creatura esistente in questo mondo. Padre Nostro che sei nei cieli… Qui troviamo un plurale… Questo Padre si trova al di là della soglia che divide la sfera umana da quella divina. Si trova in una dimensione immensa che trascende ciò che noi possiamo vedere fisicamente. La prima frase della Genesi ci pone già questo distacco: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Ma Dio si trova nei cieli. “Cieli” è espressione tipica del mondo semita e rappresenta la realtà divina. Chiaramente non è un’ espressione geografica ma metaforica e ci indica allo stesso tempo la Sua lontananza ed inaccessibilità ma anche onnipresenza. Tutti riescono a guardare il cielo, ma nessuno riuscirà mai ad afferrarlo in pieno.

Sia santificato il Tuo nome,

Il termine santificato, non indica affatto “rendere Santo il tuo Nome”. Non avrebbe senso “rendere santo” chi già lo è.  Dio è Santo poiché per Sua stessa natura è inavvicinabile, se non mediante amore e sacrificio. L’essere umano pronunciando questo secondo versetto deve incanalare dentro di se l’essenza di Dio, affinché il Suo nome possa essere santificato. Dobbiamo testimoniare in noi la sua santità. Non ci si deve accontentare di recitare il verso! Ma bisogna santificarlo veramente in se stessi ed illuminare tutto ciò che sì tocca, ciò che si mangia e tutto ciò che si guarda. La creazione di Dio ed il mondo è il luogo in cui dover santificare. Nel più insignificante particolare, nel cibo, nella natura, nei fenomeni atmosferici... fino ad arrivare all'uomo

Venga il tuo regno,

Qui non troviamo SIA il tuo regno, ma VENGA! Noi conosciamo il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale ed il regno umano. Tuttavia non conosciamo il regno dei regni. Il più importante di tutti. Noi aspettiamo che il suo regno ci accolga, passo dopo passo, epoca dopo epoca...

Sia fatta la tua Volontà, 

La nostra volontà è individuale e diversa.  Il nostro agire spesso ci è  imposto dalla volontà della costituzione fisica, del temperamento, dal carattere  o dalla società stessa. Noi dobbiamo invece accogliere la volontà creatrice. Con la venuta di Gesù, in particolare modo: “Dunque non son più io che vivo, ma è Cristo  che vive in me” (Gal 2,20). Non dobbiamo scegliere la nostra volontà poiché essa può essere influenzata da innumerevoli fattori. Dobbiamo scegliere la Volontà di Dio: pensare il bene,  fare il bene, vivere il bene. Questo è un impegno all’amore!

Come in cielo così in terra

Ovviamente non soltanto l’uomo deve agire in funzione del bene e del Dio creatore, ma anche tutte le schiere angeliche, angeli, arcangeli, cherubini. In cielo la volontà di Dio è sempre eseguita; le creature in alto agiscono in accordo e in totale armonia. Per gli esseri umani purtroppo non è la stessa cosa. Per questo motivo Gesù ha formulato tale richiesta, affinché noi lavoriamo nell'intento di armonizzare la nostra volontà con la volontà del Cielo.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, .
A questo punto iniziano le richieste che riguardano l'uomo. Le prime tre riguardavano Dio. Il pane è il simbolo del nutrimento indispensabile per la propria sopravvivenza. Ma oltre a darci  il “cibo che perisce” ci dà anche  “il cibo che dura per la vita eterna”. Il pane è anche simbolo di nutrimento spirituale.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 

Beh… Questa frase è tosta! Anche qui purtroppo la scarsa voglia di conoscere le parole sacre ha portato l’essere umano in errore. Questo enunciato ci è più chiaro nella versione di Luca: «Perdona a noi i nostri peccati, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Nella lingua usata da Gesù, l’aramaico, i peccati erano appunto chiamati hobáin, “debiti” nostri nei confronti di Dio. Diversamente da Luca, la versione di Matteo lavora più sul termine giurista “debito” che su quello di peccato ma il concetto è lo stesso. Rimettere vuol dire perdonare e lo possiamo notare dai due testi degli evangelisti. 
Infatti Gesù, dopo aver insegnato il Padre Nostro, va avanti con il suo discorso della montagna e dice: “Voi infatti se perdonerete agli uomini le loro colpe, allora il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi. Ma se voi non le perdonerete, neanche il Padre vostro celeste le perdonerà a voi” (Matteo 6:14).  Nessuno si è mai accorto che in questa preghiera c’è tutto ciò che serve! E’ importante fare questa preghiera e bisogna stare attenti perché, se analizziamo bene gli elementi della frase notiamo che  “Dio non ci perdona COME NOI perdoniamo”. C’è un accordo tra le due frasi. Ma noi perdoniamo? Gesù continua su questo concetto perché è molto importante capire queste cose  e perché vengono ripetute più e più volte: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”. Se non perdoniamo ragazzi… qua la situazione diventa critica. 
Impariamo a perdonare! Se vogliamo essere perdonati, dobbiamo prima di tutto perdonare. Il concetto del perdono è fondamentale nella religione cristiana. Questa frase l’ha detta Gesù ed è rivolta a tutto il genere umano perché non dice “Rimetti a noi i nostri debiti come IO li rimetto ai miei debitori” ma tutti noi dobbiamo rimetterli, perdonarli!

e non Ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male… :O

Beh… con questa frase arriviamo all’apoteosi della follia. Ma cosa cazzo ripetete da anni? Ne avete idea? Ma non vi sforzate manco di capire, ripetete per moda qualsiasi cosa vi mettono in bocca?? Assurdo!!!
Non notate nulla di strano in questa frase? E’ mai possibile che Gesù dica questo? E poi sono io il satanico… Beh se non l’avete capito partiamo dall’origine e comportiamoci come se fossimo dei bambini. Facciamo un’analisi del testo:
NON (negazione) 
CI (soggetto) 
INDURRE (verbo)
A NOI (sottointeso)
IN TENTAZIONE (stato in luogo figurato)

Chiaramente il soggetto della frase è Dio. Se noi chiediamo ad un bambino: “Chi induce in tentazione l’uomo?” La risposta la sapete tutti. 
Sappiamo tutti chi ci tenta!!! Ed ecco il controsenso! Usiamo "Satana" per ogni cosa  cerchiamo di demonizzare qualsiasi cosa che in realtà è innocente, mentre qui che si palesa ai nostri occhi non facciamo niente. Accettiamo passivamente questa frase da secoli! 
Ma non può essere detta a Dio! E’ blasfema! Stiamo facendo una preghiera e diciamo a Dio di non indurci in tentazione! Qualcosa non fila! Sono gli influssi luciferi che inducono l'uomo al peccato....
Fortunatamente il mondo a poco a poco si sta risvegliando e nell’ultima versione CEI del 2008 hanno corretto questo ennesimo ERRORE ECLATANTE inserendo il testo corretto e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Purtroppo dal 2008 a questa parte nessuna Chiesa lo mette in atto…

Ma liberaci dal male. Eccoci alla tentazione! La tentazione scaturisce dal nostro intimo come dice il Vangelo stesso “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo. Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. (Marco  7,21) 

Adesso tutto ha un senso…
Con la speranza di un’umanità migliore. Usate il Padre Nostro come Dio comanda!!!!


AMEN!

22.12.14

La fine di un'era: La battaglia delle cinque armate

The Hobbit è stato scritto circa 20 anni prima rispetto alla trilogia dell’anello forgiato nel Monte Fato e difatti il testo sembra essere una sorta di preparazione a ciò che sarà il  magnum opus di Tolkien. Infatti, chi ha già letto “The Lord of the Rings” potrà sicuramente considerare il suo predecessore molto “infantile" perché la trama è più semplice, i personaggi sono poco definiti e molto stereotipati. 
spoiler...

Si capisce sin da subito che The Hobbit è stato scritto per pubblico diverso dai tre romanzi contenenti le avventure di Frodo Baggins. Nonostante ciò, all’interno del testo sono celati elementi di moralismo tipici della scrittura tolkeriana e vi inoltre è un’alternanza tra prosa e poesia. 
Non posso di certo paragonare i due testi poiché rientrano in due categorie completamente diverse: The Hobbit in sintesi è una storia d’avventura, la trilogia invece è molto più  complessa sia dal punto di vista formale e sia dal punto di vista contenutistico. Pertanto vorrei analizzare il lavoro svolto dal regista Peter Jackson.
La decisione di scomporre il romanzo in tre pellicole è stata, a mio parere, un’arma a doppio taglio. Se da una parte la storia è stata allargata ed ingrandita fino ai confini dell’immaginabile, dall’altra invece si è creata quella sorta di epicità caratteristica di questo famoso regista. 
Ma cosa ha creato esattamente questo regista?

Beh… In primis i personaggi. All’interno della pellicola sono presenti molte persone che nel testo originale vengono nominati appena o non esistono affatto. Basti pensare a Radagast il Bruno, stregone e compagno di Gandalf. Legolas è una scelta registica così come la sua amica elfo e la love-story con il nano. E si include anche la riunione di Galadriel, Gandalf, Saruman e Elrond. Per non parlare poi la presenza onirica dello stesso Sauron. Inoltre alcune storie sono state inserite in una sotto-trama creata sapientemente dallo scrittore come ad esempio l’astio ed il successivo scontro tra Thorin e Azog (big boss inesistente nel testo e capo degli orchi) e l’amore proibito tra Tauriel (altro personaggio inesistente) e Kili. Ovviamente per un motivo di durata molte scene del film differiscono dalle piccole descrizioni presenti nel libro come lo scontro tra i giganti, la battaglia delle cinque armate o la fuga dei nani dal mondo elfico con dei barili.  Anche il protagonista dell’opera assume un aspetto diverso. Diciamolo pure…Il Bilbo Baggins della letteratura è un individuo pacifico, pigro ed abbastanza “culato” (fortunato NdR) che passa gran parte della sua vita a nutrirsi. Peter Jackson, invece, crea un personaggio più eroico ed attivo. Aiuta, salva, combatte... un mostro tattico!!  Già nel primo film Bilbo riesce a salvare il gruppo da quel gruppo di troll, mentre nel libro fallisce nell’impresa, e sarà Gandalf a risolvere la situazione. La scena del drago nel secondo film è anche qui assai ben lontana dall’originale.  Nella versione di Tolkien, Bilbo si intrufola nella tana di Smaug per ben due volte. La prima volta ruba una coppa d’oro, mentre la seconda individua un punto debole nella sua corazza (che poi sarà comunicato da un tordo all’arciere Bard). Nel film Bilbo parla con Smaug e individua l’arkengemma. Quando il drago decide di ucciderlo intervengono i nani, scatenando scene spettacolari di combattimento…
I film di Jackson hanno avuto una miglioria progressiva. Durante il primo film mi sono un po annoiato, mentre la seconda pellicola la reputo un lavoro ben fatto. Il terzo film invece è superbo, emozionante. Per quanto mi riguarda il migliore della trilogia, escludendo alcune scene che un pochino hanno disturbato la mia visione come l’utilizzo del baby Bard come arciere o la comparsa improvvisa di destrieri cornuti per Thorin durante la battaglia.  Anche se rispetto al libro la storia è fedele per soli 20 minuti rispetto a tutto il film  a me piace molto il modo con cui il regista ami colmare i buchi neri presenti nel libro. Ad esempio Jackson ci svela cosa fa Gandalf quando abbandona il gruppo  o cosa succede alla fine della storia, quando Bilbo cade a terra svenuto (nel libro quello che succede da lì fino a quando non si  sveglia viene lasciato all'immaginazione dei lettori)… 

Questo è un film che ti porta emozioni forti. Un grandissimo saluto alla Middle-Earth e una degna conclusione da chi come me segue il regista e la saga da anni…

19.12.14

"Non commettere atti impuri": Il comandamento che NON esiste!

Tralasciando i fantastici messaggi d’amore presenti in ognuno dei dieci comandamenti, mi voglio focalizzare sull’invenzione del comandamento “non commettere atti impuri”. 
Bisogna stare molto attenti nella lettura della Bibbia poiché purtroppo i traduttori hanno corrotto l’antico messaggio che ci è stato tramandato creando dei dogmi inesistenti…
Ovviamente non ci vuole un genio per capire che le traduzioni bibliche (come tutte le traduzioni in genere) sono sempre state molto “soggettive”…


Pochi giorni fa Roberto Benigni ha spiegato in due serate sulla rai i dieci comandamenti, cercando di farci aprire gli occhi. Anche se egli va contro molte ideologiche che ci sono state inculcate nei nostri poveri cervelli, è innegabile la straordinaria influenza che ha avuto in televisione. Tuttavia non bisogna vedere Benigni come un profeta. Lui è stato soltanto un tramite.   Un grande oratore. Un mezzo mediatico che ha permesso di far riflettere tutte le persone che hanno accettato passivamente un messaggio “cristiano” basato su parole inesistenti. Il suo spettacolo è stato un comunicato eccezionale. Un inno appassionato all'amore, alla ricerca della vita e della felicità…. e cosa più importante….  LA VERITA’ TESTUALE DELLA BIBBIA
Prima di iniziare a discutere dell’argomento vorrei sottolineare che molti si sono lamentati dei soldi dati a quest’uomo… 
Vorrei ricordare che la RAI è un’azienda, come molte altri, ed ha investito 4 milioni per poi guadagnarne il doppio. Benigni fa il suo mestiere e molti attori nel mondo del cinema internazionale ricevono eguali compensi. Il problema di fondo è che siccome non si riesce ad attaccare lo straordinario  messaggio inviatoci, si tenta sempre di criticare in qualche modo e si trova terreno fertile nell’ambito del “dio-denaro”.
Ma a noi non importa cosa fa questa persona di questi soldi, ciò che importa E’ IL MESSAGGIO. 
Anziiiiiii aggiungo di più... Per la verità NON C'E' PREZZO!!! Per aiutare il popolo ad uscire da questa oppressione mentale la Rai dovrebbe pagarlo ogni settimana per rivelare tutte le straordinarie realtà contenenti nel libro più bello del mondo.
Il monsignor Rino Fisichella afferma inoltre che Benigni “è stato un comunicatore eccezionale. Ha coniugato fede e cultura come raramente si riesce a fare ed ha portato un tema non facile, quello dei comandamenti, nelle case degli italiani, ha aiutato a riflettere. Anche noi uomini di Chiesa”.
A noi non interessa chi è che parla. Non interessa se pochi anni prima aveva un'altra mentalità...
E’ importante il testo. Un testo che è stato deturpato nei secoli e questo E’ INNEGABILE!!!! Basta sfogliare un semplice manuale di storia del cristianesimo per vedere come ogni movimento religioso modifica parzialmente una parolina per poter creare una nuova religione. Purtroppo la verità è una sola. La verità si trova nella Bibbia scritta da Dio, non quella dei traduttori un po… beh… libertini.

Soffermiamoci sul sesto comandamento (o settimo nella versione cattolica). Nella Bibbia di Gerusalemme regalatami dal gruppo religioso dei miei genitori effettivamente si parla di NON COMMETTERE ADULTERIO, gli atti impuri sono traduzioni scialbe per mettere il panico tra i credenti.
La Chiesa cattolica, come quella protestante ha MODIFICATO una delle tante paroline bibliche perché cerca di reprimere la vita sessuale dei credenti. Inoltre essendo molto generico come comandamento, l'interpretazione dello stesso è decisamente soggettivo. Il comandamento biblico ha cambiato del tutto aspetto: Dal reale “Non commettere adulterio” al falso “Non commettere atti impuri”. 

Inutile che ci si aggrappa sugli specchi e si vada a dire: “Ah ma nella Bibbia c’è scritto che bisogna essere casti e mantenere il corpo puro…”
Si! 
Lo sappiamo!!!C’è scritto!  E’ ovvio… [*applausi]
Ma non sviamo l’argomento!!!!
Qua si parla dei dieci comandamenti e dei PECCATI MORTALI. 
L’atto impuro non rientra tra i dieci comandamenti. Fatevene una ragione!
Ovviamente, come per tutti gli altri aspetti dell’umanità, bisogna poter controllare gli influssi presenti sulla terra e le varie forme del peccato: avarizia, gola, invidia, accidia. Sono tutti peccati e tra questi rientra il sesso sfrenato, orge infrasettimanali, mattine zoofile alla Cicciolina e porcherie varie.
Ci hanno inculcato l’idea che “gli atti impuri” siano  nella top ten dei peggiori peccati. 
Il processo fisiologico dell’uomo, la struttura stessa della sessualità viene considerata e soprattutto “usata” per manipolare le menti deboli. E vi ricordo il comandamento “Non usare il nome di Dio invano”.  Quindi non usiamo il suo nome per dire cose inventate dall’uomo!!! Gli atti impuri possono essere classificati in almeno trecentomila categorie: dall'atto d'amore tra due persone, ad un manga porno acquistato dall'edicolante di fiducia. Ma diamine -.-"
Benigni ha portato alla luce il vero messaggio della Bibbia che MOLTO in sintesi esprime AMORE:
  1. Nel primo, “Io sono il Signore Dio tuo…, viene stabilito un patto di amore tra la divinità e l’uomo,
  2. Nel secondo, “Non nominare il nome di Dio invano…”, ci mostra come questo nome venga usato per distruggere le altre persone, per farle terrorizzare. Non sciupiamo questo nome per cose negative…
  3. Nel terzo, “Ricordiamoci di santificare il Sabato…, viene mostrata l'importanza del riposo come nel settimo giorno della creazione con lo scopo di trovare uno spazio dedicato tutto al nostro creatore. Al mondo che ci circonda ed al sacrificio fatto dal Cristo che è divenuto nutrimento del nostro spirito;
  4. Onora il padre e la madre non ha bisogno di ulteriori spiegazioni
  5. Così come “Non Uccidere”;
  6. NON COMMETTERE ADULTERIO;
  7. Non rubare;
  8. Non dire falsa testimonianza;
  9. Non desiderare la donna del tuo prossimo.
  10. Non desiderare la roba del tuo prossimo
Fino ad arrivare al messaggio di Cristo “Ama il tuo prossimo come te stesso”...
Beh... cosa c'è da criticare in tutto questo!!! Una delle più belle catechesi di sempre. Bah...
Divulghiamo la verità! 
Non lasciamoci frenare dalla paura!
Siate liberi. 

Siate cristiani.

16.12.14

Il vero significato del Natale

Purtroppo viviamo in un’epoca in cui il Natale ha perso gran parte del suo valore: oltre ad essere una festa sociale fatta di mangiate, di doni e moralismi cristiani, dal punto di vista religioso non è rimasto quasi nulla del suo vero significato spirituale. Viviamo, infatti, in giorni caratterizzati dall’avidità dei commercianti, dai desideri di ricevere regali e di potersi ingozzare durante la veglia… Tuttavia questo è un periodo in cui tutti “diventiamo” un po' più buoni. Rispetto a tutte le altre celebrazioni annuali, il Natale è quello che dà una maggiore carica ai nostri animi. Perché? Cosa si nasconde dietro questa mistica festa della nascita? 

Il Natale è una festività che esiste da moltissimi millenni, secoli e secoli prima della venuta del Cristo. E’ infatti presente sia nel culto mitraico, sia in quello egiziano e romano.  Tale celebrazione in realtà corrisponde allo festa solare del Sol Invictus, che veniva celebrata nel giorno del solstizio d’inverno (21/12), ovvero nel momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare: il sole “nasceva” di nuovo. Questa stella, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, e sembra precipitare nell’oscurità. Poi, dopo tre quattro giorni ritorna vitale e sovrasta le tenebre. 
Ed è proprio il 25 dicembre che sembra rinascere… "natale". 

Un legame esplicito tra il sole e il divino è presente in tutte le tradizioni religiose antiche, basti pensare ai 25 Dicembre dedicati ad Horus, Mitra, Dioniso. Tutte le culture si affidano in modo più o meno diversi alla divinità della Luce, il Dio che emana calore. Nella Bibbia stessa, Malachia parla di una giustizia che sorgerà come un sole e che dai suoi raggi verrà la guarigione. 

Dio, che rappresenta la nostra salvezza, decide di scendere sulla terra nel momento di maggiore oscurità per portare la luce dello spirito, il calore dello spirito, il bambino Gesù. Il Natale significa riconquistare l’amore per la Terra caduta nelle tenebre, rinascere assieme ad essa. Durante questo periodo vi è un forte carica spirituale e bisogna saperla cogliere ed abbracciare. 
In tutte le antiche tradizioni vi era la contemplazione del Sole a Mezzanotte. L’essere del Sole che vuol nascere a Natale in ogni essere umano, che è stato presagito dalle tradizioni arcaiche, ma  che poi si è concretizzato non appena Dio è diventato uomo. Non appena il Logos è sceso nella materia. Ogni anno, bisogna riproporsi di  far rinascere il Cristo dentro di noi. Di portare questa luce a brillare nella notte più oscura. Di queste grandi tradizioni è rimasta purtroppo solo quella di celebrare e festeggiare con la cena e la messa di mezzanotte.  
Ma quel che ci vuole… è un’unione ben più profonda tra l’essere umano ed il Cristo.. “vedere il sole a Mezzanotte“ vuol dire vivere il rilucere ed il calore del mondo celeste, far nascere l’evento del Cristo dentro di noi.
Ed è proprio su questo che puntano gli evangelisti.  I Re Magi vengono ad adorare la nascita del bambino tramite le loro sagge culture basate, osservando le  costellazione delle stelle, guidati da un segnale luminoso. I pastori invece vengono guidati da un’esperienza mistica, dall’immagine di una schiera angelica. Il Natale racchiude la nascita di Gesù, che ci viene narrata nei bellissimi presepi che ogni anno osserviamo sempre con un'aria da bambini. Riportiamo quest'innocenza nei nostri cuori...
Il Natale è la festa che ci aiuta a riportare la luce di Cristo nelle tenebre e dovrebbe essere la rinascita delle forze dell’uomo. Ricaricarsi di luce per tutto l’anno. 
Il concetto fondamentale del Natale è LUCE
Dominare l’oscurità con la LUCE.

Ecco perché il simbolo più importante che dovrebbe esserci in ogni casa è l’albero di Natale. Tralasciando il fatto che sia una tradizione relativamente recente (un simbolo della moderna civiltà e del business odierno), nel Medioevo oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l'albero divenne il simbolo stesso di Cristo, inteso come linfa vitale. Nella Bibbia il simbolo dell'albero è peraltro presente più volte e con più significati, a cominciare dall’Albero della vita posto al centro dell’Eden, è il simbolo del legno della croce...
La cultura popolare ci mostra come questo piccolo simbolo sia ciò che deve accadere dentro di noi durante questo periodo. L’albero di Natale è una sorta di iniziazione per il nostro spirito... Esso ci rappresenta. Siamo noi. Simboleggia la nostra anima. Difatti, prima del natale, esso è scarno, privo di colori ed oscurato dal buio. Poi, a poco a poco, siamo noi che dobbiamo riempirlo di colori, di amore, di affetto e farlo brillare nell’oscurità della notte affinché risuoni l’annunciazione del divino nelle nostre case. E’ come se ogni anno l’anima fosse chiamata a sentire di nuovo una realtà della quale si pensava che si fosse potuta realizzare una volta soltanto. Come l'evangelista Giovanni ci insegna, dobbiamo testimoniare la LUCE. Accendiamo l’albero della nostra vita. Illuminiamolo veramente ed accogliamo il vero significato del Natale.

“Il Cristo è nato per noi”. 

L'ultima stagione - Don Robertson

Ricevere in dono un libro è davvero un momento speciale. Magico. Felice. Un libro ha la potenzialità di attraversare le parti più prof...