31.12.14

Frozen! Scatti fotografici di una Messina innevata

A differenza degli altri avvenimenti atmosferici, la neve porta con se un sacco di emozioni e ti permette di guardare il mondo con occhi di nuovi "puri".  Nelle lunghe giornate di pioggia il tempo scorre veloce e frastornante quasi a sussurrare al mondo tristezza, mentre la neve porta positività e congela il tempo e tutto ciò che ti ricorda.  


Per la prima volta oggi nevica seriamente nella mia città. Ieri sera iniziava pian piano a scendere e la notte sembrava nitida come un disegno a carboncino.  Così sono andato a letto in una mondo a colori e mi sono svegliato in un altro del tutto diverso. Ho sperato di potermi ritrovare in quell’innevata Foresta Nera tedesca ed osservare alla finestra piccoli fiocchi di neve che imbiancano tutta la città…

E così è stato... 
Non ho voluto neanche  sistemare la  stanza e sono subito uscito di casa ad osservare questa nuova Messina. La prima da cosa in questi casi è lanciare una palla di neve in faccia a qualcuno. Ad un nipote. Ad un amico. Alla mamma.  E’ necessario! Una tappa fondamentale che non deve essere tralasciata. Ed ecco alcune foto scattate della mia città innevata. 
La neve possiede la magia di dare al nostro cuore un brivido di gioia infantile. 
In fondo cos’è la neve? Un po’ di freddo e tanta gioia...

   Nei pressi di casa mia:

        


   Gravitelli:








Viale San Martino:





   Municipio:



   Duomo: 




   On the road:



  


BUON CAPODANNO A TUTTI!!!









22.12.14

La fine di un'era: La battaglia delle cinque armate

The Hobbit è stato scritto circa 20 anni prima rispetto alla trilogia dell’anello forgiato nel Monte Fato e difatti il testo sembra essere una sorta di preparazione a ciò che sarà il  magnum opus di Tolkien. Infatti, chi ha già letto “The Lord of the Rings” potrà sicuramente considerare il suo predecessore molto “infantile" perché la trama è più semplice, i personaggi sono poco definiti e molto stereotipati. 
spoiler...

Si capisce sin da subito che The Hobbit è stato scritto per pubblico diverso dai tre romanzi contenenti le avventure di Frodo Baggins. Nonostante ciò, all’interno del testo sono celati elementi di moralismo tipici della scrittura tolkeriana e vi inoltre è un’alternanza tra prosa e poesia. 
Non posso di certo paragonare i due testi poiché rientrano in due categorie completamente diverse: The Hobbit in sintesi è una storia d’avventura, la trilogia invece è molto più  complessa sia dal punto di vista formale e sia dal punto di vista contenutistico. Pertanto vorrei analizzare il lavoro svolto dal regista Peter Jackson.
La decisione di scomporre il romanzo in tre pellicole è stata, a mio parere, un’arma a doppio taglio. Se da una parte la storia è stata allargata ed ingrandita fino ai confini dell’immaginabile, dall’altra invece si è creata quella sorta di epicità caratteristica di questo famoso regista. 
Ma cosa ha creato esattamente questo regista?

Beh… In primis i personaggi. All’interno della pellicola sono presenti molte persone che nel testo originale vengono nominati appena o non esistono affatto. Basti pensare a Radagast il Bruno, stregone e compagno di Gandalf. Legolas è una scelta registica così come la sua amica elfo e la love-story con il nano. E si include anche la riunione di Galadriel, Gandalf, Saruman e Elrond. Per non parlare poi la presenza onirica dello stesso Sauron. Inoltre alcune storie sono state inserite in una sotto-trama creata sapientemente dallo scrittore come ad esempio l’astio ed il successivo scontro tra Thorin e Azog (big boss inesistente nel testo e capo degli orchi) e l’amore proibito tra Tauriel (altro personaggio inesistente) e Kili. Ovviamente per un motivo di durata molte scene del film differiscono dalle piccole descrizioni presenti nel libro come lo scontro tra i giganti, la battaglia delle cinque armate o la fuga dei nani dal mondo elfico con dei barili.  Anche il protagonista dell’opera assume un aspetto diverso. Diciamolo pure…Il Bilbo Baggins della letteratura è un individuo pacifico, pigro ed abbastanza “culato” (fortunato NdR) che passa gran parte della sua vita a nutrirsi. Peter Jackson, invece, crea un personaggio più eroico ed attivo. Aiuta, salva, combatte... un mostro tattico!!  Già nel primo film Bilbo riesce a salvare il gruppo da quel gruppo di troll, mentre nel libro fallisce nell’impresa, e sarà Gandalf a risolvere la situazione. La scena del drago nel secondo film è anche qui assai ben lontana dall’originale.  Nella versione di Tolkien, Bilbo si intrufola nella tana di Smaug per ben due volte. La prima volta ruba una coppa d’oro, mentre la seconda individua un punto debole nella sua corazza (che poi sarà comunicato da un tordo all’arciere Bard). Nel film Bilbo parla con Smaug e individua l’arkengemma. Quando il drago decide di ucciderlo intervengono i nani, scatenando scene spettacolari di combattimento…
I film di Jackson hanno avuto una miglioria progressiva. Durante il primo film mi sono un po annoiato, mentre la seconda pellicola la reputo un lavoro ben fatto. Il terzo film invece è superbo, emozionante. Per quanto mi riguarda il migliore della trilogia, escludendo alcune scene che un pochino hanno disturbato la mia visione come l’utilizzo del baby Bard come arciere o la comparsa improvvisa di destrieri cornuti per Thorin durante la battaglia.  Anche se rispetto al libro la storia è fedele per soli 20 minuti rispetto a tutto il film  a me piace molto il modo con cui il regista ami colmare i buchi neri presenti nel libro. Ad esempio Jackson ci svela cosa fa Gandalf quando abbandona il gruppo  o cosa succede alla fine della storia, quando Bilbo cade a terra svenuto (nel libro quello che succede da lì fino a quando non si  sveglia viene lasciato all'immaginazione dei lettori)… 

Questo è un film che ti porta emozioni forti. Un grandissimo saluto alla Middle-Earth e una degna conclusione da chi come me segue il regista e la saga da anni…

16.12.14

Il vero significato del Natale

Purtroppo viviamo in un’epoca in cui il Natale ha perso gran parte del suo valore: oltre ad essere una festa sociale fatta di mangiate, di doni e moralismi cristiani, dal punto di vista religioso non è rimasto quasi nulla del suo vero significato spirituale. Viviamo, infatti, in giorni caratterizzati dall’avidità dei commercianti, dai desideri di ricevere regali e di potersi ingozzare durante la veglia… Tuttavia questo è un periodo in cui tutti “diventiamo” un po' più buoni. Rispetto a tutte le altre celebrazioni annuali, il Natale è quello che dà una maggiore carica ai nostri animi. Perché? Cosa si nasconde dietro questa mistica festa della nascita? 

Il Natale è una festività che esiste da moltissimi millenni, secoli e secoli prima della venuta del Cristo. E’ infatti presente sia nel culto mitraico, sia in quello egiziano e romano.  Tale celebrazione in realtà corrisponde allo festa solare del Sol Invictus, che veniva celebrata nel giorno del solstizio d’inverno (21/12), ovvero nel momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare: il sole “nasceva” di nuovo. Questa stella, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, e sembra precipitare nell’oscurità. Poi, dopo tre quattro giorni ritorna vitale e sovrasta le tenebre. 
Ed è proprio il 25 dicembre che sembra rinascere… "natale". 

Un legame esplicito tra il sole e il divino è presente in tutte le tradizioni religiose antiche, basti pensare ai 25 Dicembre dedicati ad Horus, Mitra, Dioniso. Tutte le culture si affidano in modo più o meno diversi alla divinità della Luce, il Dio che emana calore. Nella Bibbia stessa, Malachia parla di una giustizia che sorgerà come un sole e che dai suoi raggi verrà la guarigione. 

Dio, che rappresenta la nostra salvezza, decide di scendere sulla terra nel momento di maggiore oscurità per portare la luce dello spirito, il calore dello spirito, il bambino Gesù. Il Natale significa riconquistare l’amore per la Terra caduta nelle tenebre, rinascere assieme ad essa. Durante questo periodo vi è un forte carica spirituale e bisogna saperla cogliere ed abbracciare. 
In tutte le antiche tradizioni vi era la contemplazione del Sole a Mezzanotte. L’essere del Sole che vuol nascere a Natale in ogni essere umano, che è stato presagito dalle tradizioni arcaiche, ma  che poi si è concretizzato non appena Dio è diventato uomo. Non appena il Logos è sceso nella materia. Ogni anno, bisogna riproporsi di  far rinascere il Cristo dentro di noi. Di portare questa luce a brillare nella notte più oscura. Di queste grandi tradizioni è rimasta purtroppo solo quella di celebrare e festeggiare con la cena e la messa di mezzanotte.  
Ma quel che ci vuole… è un’unione ben più profonda tra l’essere umano ed il Cristo.. “vedere il sole a Mezzanotte“ vuol dire vivere il rilucere ed il calore del mondo celeste, far nascere l’evento del Cristo dentro di noi.
Ed è proprio su questo che puntano gli evangelisti.  I Re Magi vengono ad adorare la nascita del bambino tramite le loro sagge culture basate, osservando le  costellazione delle stelle, guidati da un segnale luminoso. I pastori invece vengono guidati da un’esperienza mistica, dall’immagine di una schiera angelica. Il Natale racchiude la nascita di Gesù, che ci viene narrata nei bellissimi presepi che ogni anno osserviamo sempre con un'aria da bambini. Riportiamo quest'innocenza nei nostri cuori...
Il Natale è la festa che ci aiuta a riportare la luce di Cristo nelle tenebre e dovrebbe essere la rinascita delle forze dell’uomo. Ricaricarsi di luce per tutto l’anno. 
Il concetto fondamentale del Natale è LUCE
Dominare l’oscurità con la LUCE.

Ecco perché il simbolo più importante che dovrebbe esserci in ogni casa è l’albero di Natale. Tralasciando il fatto che sia una tradizione relativamente recente (un simbolo della moderna civiltà e del business odierno), nel Medioevo oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l'albero divenne il simbolo stesso di Cristo, inteso come linfa vitale. Nella Bibbia il simbolo dell'albero è peraltro presente più volte e con più significati, a cominciare dall’Albero della vita posto al centro dell’Eden, è il simbolo del legno della croce...
La cultura popolare ci mostra come questo piccolo simbolo sia ciò che deve accadere dentro di noi durante questo periodo. L’albero di Natale è una sorta di iniziazione per il nostro spirito... Esso ci rappresenta. Siamo noi. Simboleggia la nostra anima. Difatti, prima del natale, esso è scarno, privo di colori ed oscurato dal buio. Poi, a poco a poco, siamo noi che dobbiamo riempirlo di colori, di amore, di affetto e farlo brillare nell’oscurità della notte affinché risuoni l’annunciazione del divino nelle nostre case. E’ come se ogni anno l’anima fosse chiamata a sentire di nuovo una realtà della quale si pensava che si fosse potuta realizzare una volta soltanto. Come l'evangelista Giovanni ci insegna, dobbiamo testimoniare la LUCE. Accendiamo l’albero della nostra vita. Illuminiamolo veramente ed accogliamo il vero significato del Natale.

“Il Cristo è nato per noi”.